quarta parte intervista alla figlia- La storia della Solaria Ionica 1959 sembra un romanzo!

Gianangela Ferrari .   La Solaria è la nostra reginetta, è proprio un vino che non ne esiste eguale. E’ un Torricella del 1959 fatto con uve sovramature dei vigneti del Barone Bardoscia, che digradavano centenari verso il mar Ionio, vendemmiate ai primi di ottobre, al termine di un estate che in seguito si è saputa la piú calda del secolo. La notte precedente la vendemmia sembrava che cambiasse il tempo. Mio padre era terrorizzato: dormì nella Fiat 1100 tra le vigne e fece preparare le torce perchè se il tempo fosse peggiorato, avrebbe fatto fare la vendemmia di corsa, nella notte. Invece il giorno seguente fu torrido, spazzato da un vento caldo. Dopo la pigiatura, fatta a Galliate, disse: “Questo vino qui lo blocco per dieci anni, e vedrete cosa ne esce!”. Durante la fermentazione la Solaria era un vulcano, e così mio padre. Non andava a dormire, la controllava tutte le notti, metteva sacchi bagnati sopra la vasca per abbassare il calore di quel mosto infuocato. E’ l’unico vino che ha lasciato nel legno, in vecchie e grandi botti per dieci anni , perchè odiava le barrique. “La barrique dà una costituzione al vino che di suo non ha”. Quando lo ha travasato nella vasca di cemento, il vino in eccedenza lo ha messo nelle damigiane, e lo ha poi utilizzato per fare i rabbocchi, perchè mai li avrebbe fatti con il primitivo dell’anno. Nel 1969, dopo aver brevettato l’etichetta con la quale adesso è in commercio, assaggia il vino e dice: “Questo vino dura ancora dieci anni!”. Ed è andata avanti così, di dieci anni in dieci anni. Nel 1994, per il matrimonio di nostra figlia, ci ha fatto la sorpresa: hanno servito la Solaria a metà pranzo, accompagnato da una fetta di gorgonzola piccante con  una colata di miele e mezza pera cotta ai vapori del vino. Lo ha imbottigliato per lei e poi lo ha utilizzato anche per il matrimonio della seconda figlia. Ma di venderlo, neanche a parlarne.

Gianangela Ferrari.  
Solaria is our queen, it is just a wine that does not exist equal. It's
a 1959 Tower made with over-the-man grapes of the Baron's vineyards
Bardoscia, which descended centuries to the Ionian Sea, harvested at the first
October, at the end of a summer that was later known as the hottest in the
Century.
The night before the harvest seemed to change the weather.
My father was terrified: he slept in the Fiat 1100 in the vineyards and had his
torches because if the weather had worsened, it would have made the harvest of
rush, in the night. Instead the next day it was torrid, swept by a wind
Hot.
After the pingle, made in Galliate, he said, "This wine here I block
for ten years, and you'll see what comes out of it!"
During fermentation, Solaria it was a volcano, and so was my father. He didn't go to sleep, he checked all the nights, he put wet bags over the tub to lower the heat of that
fiery must. It is the only wine he has left in the wood, in old and large
barrels for ten years, because he hated barrels. The barrel gives a
constitution to the wine that he has not."
When he dragged it into the bathtub of cement, the surplus wine put him in the demires, and he then used to make top-ups, because he would never make them with the primitive
of the year.
In 1969, after patenting the label with which he is now in
trade, taste the wine and say, "This wine still lasts ten years!" And it's
gone on like this, ten years in ten years.
In 1994, for the wedding of our daughter, made us a surprise: they served the Solaria mid-lunch,
accompanied by a slice of spicy gorgonzola with a pour of
honey and half pear cooked to the vapors of wine. He bottled it for her and then
She also used it for the wedding of her second daughter.
But to sell it, not even talking about it.